Il 10 febbraio è una data che ci riporta in un passato che si vorrebbe dimenticare tuttavia è essenziale ricordarlo per plasmare un futuro senza timori.
Le foibe Istriane ancora oggi dal 2004, quando fu deciso che andavano ricordate affinché le nuove generazioni conoscessero gli orrori di un olocausto italiano, segnano il confine tra riscatto e oppressione causata dalla ferocia delle truppe del Maresciallo Tito contro coloro che non erano fuggiti dalla penisola istriana. Dopo l'ultimo conflitto mondiale, l'Italia cedette l'istria alla Jugoslavia, portando circa 400 mila persone a dire addio alla propria casa e ai propri ricordi. La voglia tuttavia di mantenere intatta la propria identità storica e personale è rimasta in coloro che sono sopravvissuti e nel film documentario diretto da Cristina Mantis "Magna Istria" è identificato in una ragazza dei nostri giorni nipote di esuli alla ricerca di una antica ricetta di cucina della nonna.
Presso il locale messo a disposizione dal bar Sanzibar in via San Valentino, presente la regista, è stato proiettato il film che mostra paesaggi di campagna istriana e cucine di famiglie dove i piatti della tradizione locale si alternano ai ricordi mai sopiti.
Il racconto di base è quello di far conoscere alla ragazza che rappresenta i giovani dei nostri tempi storie di sofferenza mai dimenticate e nel contempo presentare una immagine di serenità interiore tipica di chi vuole superare il dolore senza cancellarlo. I piatti tradizionali sono dunque il ponte tra il passato e il presente che conduce ad un nuovo futuro.
Dimenticare le foibe vuol dire non rispettare l'identità di chi ha vissuto ogni tipo di violenza: donne anche giovanissime stuprate e uccise in modo barbaro, uomini massacrati e gettati in fosse, tutto perché erano italiani. Nostri connazionali che meritano un ricordo, una riflessione per una umanità nuova senza confini.







