Si sente molto parlare in questi giorni della "trappola di Tucidide" una teoria bellica elaborata dallo storico greco in occasione della guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta dove quest 'ultima temeva la potenza emergente della rivale e diede origine al conflitto.
Qualcuno si chiederà cosa c' entri il nostro paese con questa espressione suggestiva eppure se guardiamo il nostro quotidiano possiamo rilevare questo principio. Premetto che fare politica in un paese come il nostro è un po' come scavare in una roccia di granito molto dura, che non cede perché esiste sempre il sospetto che si voglia scavalcare portando avanti critiche e giudizi.
I problemi ci sono non possiamo mettere la testa sotto la sabbia anche perché non abbiamo il mare ma solo il Tevere, ma il modo come si affrontano danno il senso della fatica, dove si annaspa tra mille congetture scaricando colpe e inefficienze come se ci si sentisse eredi di Mastro Titta pronti ad abbattere la scure.
I grattacapi non sono semplici da risolvere, tutti abbiamo diritto di esprimere il proprio pensiero, opposizione e maggioranza hanno il compito di portare avanti idee e suggerimenti in quanto rappresentanti della popolazione che li ha eletti e ad essa devono rispondere cercando di evitare il conflitto ma, come sta chiedendo del resto in questi giorni il governo italiano all'opposizione, trovando una via per unire le forze. Solo così qualcosa si potrebbe ottenere.
Cadere nella trappola di Tucidide è un attimo : se vogliamo che Collevecchio esca fuori dal coma in cui purtroppo si trova non bisogna che i due schieramenti sguaino le spade al contrario trovare un confronto perché le idee tutti possiamo averle e tutti hanno il diritto di esporle. I cittadini non vogliono altro.






