Il Convento di Sant'Andrea

lunedì 13 aprile 2026

Social e violenza. Un male dei nostri tempi

 Ormai la cronaca ogni giorno presenta un quadro a dir poco allucinante sulla violenza ai danni di animali (il caso della micia romana Rosy seguita persino dalla politica è un esempio), anziani, donne, disabili e persino bambini. Non si contano più alcuni casi presentano contorni macabri e impensabili per la ferocia con la quale sono eseguiti, e i programmi di approfondimento trattano questi temi ogni giorno.

Ebbene molti di questi atti sono compiuti da minori con aggressioni paurose anche verso chi vorrebbe avviare un dialogo o ricordare le regole della buona convivenza. Un padre è stato ucciso da ragazzi davanti al figlio di 11 anni solo per un diverbio su comportamenti adottati. Un autista di ambulanze è sotto inchiesta per presunti omicidi nei confronti di anziani malati. Insomma ormai si è perso il conto ma un dato è certo : nella maggioranza dei casi gli atti di violenza che riguardano soprattutto ragazze come vittime vengono immortalati dai cellulari per ottenere likes nei gruppi social di giovani senza vergogna.

Perché il gruppo social dedicato a questo genere di argomenti sta diventando l'unico punto di riferimento per una generazione che non trova nella famiglia lo spunto necessario per crescere e creare un mondo a misura di civiltà.

I giovani trovano nel bullismo la realizzazione della propria personalità e sfogano la loro ribellione sociale anche verso coetanei che hanno scelto altre strade per realizzarsi. La famiglia ha perso i punti che aveva un tempo diventando un mondo estraneo e mal sopportato dai ragazzi anche minorenni, viceversa i social sono diventati parenti acquisiti nella vita giovanile. Nulla si fa senza prendere a riferimento quel gruppo o chat che invita ad essere protagonisti di una vita che non è vita ma un gioco al massacro. 

Dobbiamo renderci conto che la società dominata ormai dell'intelligenza artificiale non ammette deroghe agli stereotipi quasi  sempre negativi favorendo uno sbandamento mentale che non può essere sottovalutato.

Bisogna dare spazio non all'amore per la forza ma alla forza dell'amore e questo spetta a tutti noi. Solo così non sarà distrutto quel poco di buon senso che vale la pena di essere salvato 


martedì 3 marzo 2026

Collevecchio e Università Roma tre :parte la sfida per rilanciare il territorio

 Quando il territorio diventa la rampa di lancio per creare una collaborazione fattiva tra le persone ecco che all'orizzonte nasce una nuova prospettiva di sviluppo.

È quanto in sintesi è emerso dall'incontro tenutosi presso il Teatro di Collevecchio avente ad oggetto i risultati ottenuti dallo studio effettuato dal Dipartimento di Studi umanistici dell'Università Roma tre diretto a valorizzare il sito di Grappignano ossia un castello medievale di rilevante importanza purtroppo caduto nel silenzio e di conseguenza attirare l'attenzione su tutto ciò che porterebbe a dare nuova vita all'intera zona.

Il nostro Comune nelle persone del Sindaco Dott. Federico Vittori e del Consigliere dott. Massimo Iacobini ha dato il proprio appoggio incondizionato. 

Il progetto CAPP ( Collevecchio Archaeological Participatory Project) ha dunque l'obiettivo di riscoprire ogni angolo nascosto del territorio e di offrire un volto nuovo alla storia sepolta dal tempo. 

Ovviamente, come è stato ribadito durante l'incontro, è importante il ruolo della cittadinanza chiamata a mettersi in gioco per collaborare a tutte le iniziative che saranno messe in campo con laboratori e attività partecipate. Il 30 novembre 2024 in piazza Vittorio Emanuele II i cittadini attraverso i loro ricordi e  racconti hanno offerto l'immagine di un paese che trabocca di storia millenaria e in seguito il materiale raccolto dall'università Roma tre è stato presentato presso la sala Rademarker mettendo in risalto così una ampia panoramica a 360° di ogni particolare riguardante il territorio. 

Ciò che conta alla base di questa interessante ricerca è la presenza delle persone perché solo attraverso lo scambio di idee e di suggerimenti è possibile creare un futuro sicuro sotto ogni punto di vista. 

Parte la sfida. Collevecchio ai nastri di partenza inizia l'avventura verso un nuovo domani 



mercoledì 11 febbraio 2026

Magna Istria. Il ricordo, le sensazioni e la voglia di andare avanti

 Il 10 febbraio è una data che ci riporta in un passato che si vorrebbe dimenticare tuttavia è essenziale ricordarlo per plasmare un futuro senza timori.

Le foibe Istriane ancora oggi dal 2004, quando fu deciso che andavano ricordate affinché le nuove generazioni conoscessero gli orrori di un olocausto italiano, segnano il confine tra riscatto e oppressione causata dalla ferocia delle truppe del Maresciallo Tito contro coloro che non erano fuggiti dalla penisola istriana. Dopo l'ultimo conflitto mondiale, l'Italia cedette l'istria alla Jugoslavia, portando circa 400 mila persone a dire addio alla propria casa e ai propri ricordi. La voglia tuttavia di mantenere intatta la propria identità storica e personale è rimasta in coloro che sono sopravvissuti  e nel film documentario diretto da Cristina Mantis "Magna Istria" è identificato in una ragazza dei nostri giorni nipote di esuli alla ricerca di una antica ricetta di cucina della nonna.

Presso il locale messo a disposizione dal bar Sanzibar in via San Valentino, presente la regista, è stato proiettato il film che mostra paesaggi di campagna istriana e cucine di famiglie dove i piatti della tradizione locale si alternano ai ricordi mai sopiti. 

Il racconto di base è quello di far conoscere alla ragazza che rappresenta i giovani dei nostri tempi storie di sofferenza mai dimenticate e nel contempo presentare una immagine di serenità interiore tipica di chi vuole superare il dolore senza cancellarlo. I piatti tradizionali sono dunque il ponte tra il passato e il presente che conduce ad un nuovo futuro. 

Dimenticare le foibe vuol dire non rispettare l'identità di chi ha vissuto ogni tipo di violenza: donne anche giovanissime stuprate e uccise in modo barbaro, uomini massacrati e gettati in fosse, tutto perché erano italiani. Nostri connazionali che meritano un ricordo, una riflessione per una umanità nuova senza confini. 


sabato 7 febbraio 2026

Collevecchio nella storia della "Buchetta"

No, non stiamo parlando del celebre luogo dove i libri che non servono più hanno trovato una casa ma di un giornale che nei primi anni del duemila ha raccontato fatti, curiosità ed eventi legati al nostro paese.
Articoli che hanno il sapore di una storia vissuta attimo per attimo, dove nulla era lasciato al caso. Gli articoli sono stati raccolti in opuscoli datati e sfogliandoli  non si può rimanere indifferenti alle novità in essi trattati. Si parla addirittura di commedie recitate da cittadini e i loro volti giovanili ci fanno sorridere e pensare che il tempo non li ha scalfiti ma resi ancora più intensi.
Ricette tipiche come le "fregnacce" i "falloni di verdura" gli "involtini di verza" e tanti piatti ormai legati alla gastronomia storica dei nostri vicoli.
Interviste a personaggi celebri come ad esempio quella al nostro impareggiabile farmacista dott. Ovidio De Pompeis al suo.. primo giorno di lavoro! Era il 2002!
Veramente ogni pagina è un tuffo nel passato che ci trascina come un fiume in piena a ridosso dei ricordi. 
La gioia e la soddisfazione dei cittadini quando fu eretta la statua a Don Aldo Troscia ben noto per aver aperto le porte di casa a chiunque si trovasse in difficoltà durante gli anni cruciali dell'ultimo conflitto mondiale viene raccontata in un articolo a firma di Riccardo Cecchelin. 
Tante notizie alcune inimmaginabili come una partita di calcio della nazionale parlamentari avvenuta il 13 aprile 2002 nel centro sportivo Don Aldo Troscia, tutto concorre a mostrare un paese che vive che ha dato il meglio di sé sempre e che continua ancora oggi la sua battaglia per essere il punto di svolta nel territorio. 



venerdì 26 dicembre 2025

100 anni e non sentirli

 Nei nostri paesi non è raro incontrare persone che arrivano a 100 anni sempre col sorriso e con la voglia di essere protagonisti della vita quotidiana.

Sarà l'aria buona, l'assenza di stress che ormai è il simbolo delle nostre città e soprattutto la genuinità dei nostri prodotti a rendere possibile traguardi così importanti.

Oggi giorno di Santo Stefano la nostra comunità ha festeggiato un personaggio importante che ha raggiunto la bellissima tappa dei cento anni. Il nostro Quinto è l'esempio vivente di come il connubio tra la salute fisica si sposa anche con quella mentale.

Sempre sereno lo si può incontrare in piazza assieme alla sua governante la signora Rosy che lo tratta come un nonno da coccolare.

Presso la sala Rademarker ai giardinetti una bellissima festa presenti parecchi cittadini, il sindaco Dott. Vittori e i membri dell'opposizione i consiglieri Mattei e Stella.

Spumante dolci e infine l'immancabile torta un po' speciale visti gli anni da festeggiare.

La sottoscritta ha salutato Quinto a nome dei presenti con un piccolo discorso al microfono sottolineando l'importanza di queste persone che sono il tesoro della nostra comunità.

Fare dunque il possibile per dare ai nostri paesi il volto della solidarietà mettendo al primo posto chi ha vissuto le esperienze più significative della vita attraverso il tempo e la storia che danno il sapore della continuità di tradizioni che non hanno confini. 


domenica 16 novembre 2025

L'olio un bene prezioso alleato della nostra vita

 Da sempre, dagli albori della storia l'olio è sempre stato presente nella vita di ciascuno di noi.

Del resto la sua presenza in cucina è fondamentale per dare ai nostri piatti quel sapore particolare che nessun altro ingrediente è in grado di dare. 

La Sabina è considerata la terra per eccellenza dell'ulivo e per questo bisogna ora più che mai salvaguardare questo patrimonio naturale. È quanto è emerso durante l'incontro tenutosi ai giardinetti di Collevecchio nell'ambito dell'annuale " Festa dell'olio" alla presenza del Sindaco Dott. Federico Vittori, il consigliere Prof. Vanni Resta e dell'agronomo prof. Luigi Tomassetti.

Molte domande dei presenti vertevano sulla tenuta del raccolto che, come quest 'anno, non ha avuto un soddisfacente risultato colpa del clima anomalo.

Una interessante spiegazione ha avuto ad oggetto la "mosca dell' olio" una delle cause che generano un raccolto pessimo, e l'uso di speciali trappole ai ferormoni per bloccare l'attività.

In ogni caso a differenza di ciò che si possa pensare, l'olio non fa ingrassare anzi, come ha precisato il prof. Tomassetti, è un vero toccasana per la cura di malattie legate al metabolismo e al colesterolo. Certo, come in ogni situazione non bisogna abusarne.

L'olio della nostra terra è visto come una eccellenza particolare, vuoi per l'esperienza degli agricoltori e per il terreno ottimale.

In questi ultimi periodi per quanto riguarda il commercio del prodotto dobbiamo stare molto attenti ai prezzi : più sono bassi e più non sono indice di genuinità. Sopratutto non importare dalla Tunisia e Algeria in quanto il loro olio contiene pesticidi che noi esportiamo ma che rischiamo che tornino indietro.

Ci sono terreni abbandonati che tuttavia producono olio con evidente stupore di chi passa la vita a curare le proprie piante e magari raccoglie poco.. In ogni caso mai abbandonare ogni forma di attenzione anche se si tratta di ulivi " senza padrone". In fondo sono anch'essi il tesoro dei nostri terreni.

Il sindaco alla fine dell'incontro che ha toccato varie tematiche di coltivazione, ha posto in rilievo la storia, attraverso i tempi, dell'olio selvatico e la sua coltivazione in Italia attraverso gli Etruschi dopo Grecia e Spagna.

Il prof.Vanni Resta ha sottolineato l'importanza degli abbinamenti coi cibi rimarcando la tipicità dell'olio sabino rispetto agli altri.

Un pranzo all'aperto, visto la giornata buona, ha concluso la festa allietata dalle musiche degli Organetti in festa.

Queste sono le nostre bellezze che tutti dovrebbero scoprire. E l'olio non è certo secondo a nessuno. 


sabato 15 novembre 2025

Essere donna proiettata nel futuro

 Il mondo femminile oggi è sempre più al centro dell'attenzione per fatti di cronaca legati al femminicidio, una piaga che sta prendendo sempre più forma nella società dove i social imperano a volte in modo negativo.

Tuttavia il carattere delle donne non si è mai piegato ad alcun compromesso anzi grazie alle tante donne della storia il mondo ha potuto sperimentare cosa voglia dire essere se stesse.

Nelle grandi città le donne, le ragazze più attive trovano spazio in varie attività soprattutto nel volontariato e dal punto di vista lavorativo hanno modo di far valere le proprie capacità. 

Nei paesi vi sono dei limiti oggettivi legati per lo più alla carenza di strutture ma ciò non toglie che la donna possa dare il meglio di sé. 

Presso il Convivio vegetariano a Collevecchio ha avuto luogo grazie all'interessamento del prof Pietro Abati e della regista Cristina Mantis la proiezione di un docufilm dedicato alle donne e alle loro esperienze di vita senza tralasciare un occhio all'universo dei ragazzi che si affacciano al mondo sentimentale con le sfaccettature legate all'età e infine alla tematica della violenza e alle sue ripercussioni nella vita sociale esposte da un professore esperto nel settore. 

L'esperienza di Lilli Rademarker a fianco del marito il regista Fons attraverso la loro attività cinematografica che ha avuto grande spessore dal punto di vista psicologico è stata una ennesima prova di come il nostro paese sia la culla di personalità di tutto rispetto. 

Le nuove generazioni hanno un esempio da seguire con Lucia Maggio una diciottenne con l'entusiasmo che identifica la caparbietà di farsi avanti in un mondo difficile da affrontare. Studentessa in psicologia, Lucia ha mostrato nell'intervista di amare il proprio paese, Collevecchio, facendosi riprendere mentre passeggia tra i vicoli e il corso. Il suo desiderio nascosto è la recitazione e desidera poter frequentare i corsi per potersi perfezionare. 

Non potevano mancare i ragazzi delle scuole. Il cortometraggio Maskiacci e femminucce ha messo in luce gli aspetti più nascosti dell'adolescenza legati soprattutto ai primi momenti di simpatia tra ragazzi e ragazze. 

Infine il prof Jannini ha esposto i pericoli di una pornografia sempre più dilagante che è alla base delle violenze sessuali e la necessità di combatterla partendo dalla scuola e dalla famiglia. 

Le donne non finiranno mai di stupire ma assieme agli uomini sapranno dare vita ad una società migliore sotto ogni punto di vista. Ce lo auguriamo vivamente. 



Social e violenza. Un male dei nostri tempi

  Ormai la cronaca ogni giorno presenta un quadro a dir poco allucinante sulla violenza ai danni di animali (il caso della micia romana Rosy...